Daniela Bernardo

Penso che nel lavoro terapeutico la ricerca della propria voce sia sostanziale, così come il proprio modo di stare nella stanza insieme ai pazienti.

È la connessione emotiva che creiamo attraverso l’autenticità e l’improvvisazione: non è mai uguale a se stessa, perché cambia nella relazione con ogni persona, si sintonizza su frequenze diverse, spazia in lungo e in largo nel vocabolario interno tra parole, metafore, immagini.

È il “coinvolgimento creativo” di cui parla Markman, la capacità di incontrare l’altro in modi personali, non stereotipati, generativi.

Non c’è un unico modo per riuscirci.

Ogni psicoterapeuta prende forma nella stanza insieme ai pazienti, portando con sé la propria individualità, tutta la teoria studiata, il proprio mondo interiore, la molteplicità dei linguaggi conosciuti, la sensibilità alla sintassi dell’anima. La propria mappa per orientarsi nel dolore, nelle fragilità e nei limiti.

Ho immaginato lo spazio di supervisione per psicologi e psicoterapeuti come un luogo aperto in cui sperimentarsi, affinare la propria voce, lasciarsi guardare da occhi diversi.

Io porto la mia formazione, che integra psicologia junghiana, psicoanalisi Relazionale, teoria dell’attaccamento, terapia basata sulla mentalizzazione, studi sul trauma complesso: anche se il nostro orientamento teorico è diverso, possiamo trovare delle corrispondenze e delle chiavi di lettura che risuonano.

La supervisione è un aiuto prezioso per orientarsi nel lavoro terapeutico, condividere alcune curve del percorso e trovare nuovi modi per vedere le cose.

È il “coinvolgimento creativo” di cui parla Markman, la capacità di incontrare l’altro in modi personali, non stereotipati, generativi.

Non c’è un unico modo per riuscirci.

Ogni psicoterapeuta prende forma nella stanza insieme ai pazienti, portando con sé la propria individualità, tutta la teoria studiata, il proprio mondo interiore, la molteplicità dei linguaggi conosciuti, la sensibilità alla sintassi dell’anima. La propria mappa per orientarsi nel dolore, nelle fragilità e nei limiti.

Ho immaginato lo spazio di supervisione per psicologi e psicoterapeuti come un luogo aperto in cui sperimentarsi, affinare la propria voce, lasciarsi guardare da occhi diversi.

Io porto la mia formazione, che integra psicologia junghiana, psicoanalisi Relazionale, teoria dell’attaccamento, terapia basata sulla mentalizzazione, studi sul trauma complesso: anche se il nostro orientamento teorico è diverso, possiamo trovare delle corrispondenze e delle chiavi di lettura che risuonano.

La supervisione è un aiuto prezioso per orientarsi nel lavoro terapeutico, condividere alcune curve del percorso e trovare nuovi modi per vedere le cose.

Per orientarsi

Costruiamo insieme il tuo metodo di lavoro, se sei agli inizi, sciogliamo i dubbi sull’incontro con i primi pazienti, esploriamo la complessità delle tematiche legate al “sé professionale”.

Per approfondire

Se già lavori con i pazienti possiamo confrontarci sulle situazioni cliniche su cui hai dubbi o, in modo più ampio, sugli interrogativi e le riflessioni che riguardano la nostra professione, il tuo modo di stare nella stanza.

Come funziona

∙ Con il primo contatto, via email, puoi raccontarmi quale tipo di consulenza o supervisione desideri, per fissare un incontro.

∙ A seconda delle tue necessità, può trattarsi di una sola consulenza, oppure di un percorso più lungo e ricorrente.

∙ Ci incontriamo per la consulenza, che dura 50 minuti.

I percorsi sono disponibili in presenza oppure online.

∙ Ogni colloquio, in presenza oppure online, incluso il primo, costa 70 euro.