Diversi anni fa ebbi una discussione piuttosto accesa con una collega più giovane che sosteneva di essere molto aperta rispetto alle terapie via Skype, perché facevano risparmiare tempo ai pazienti. All’epoca, prima della metamorfosi junghiana che mi ha portata a mettere in dubbio tante delle certezze che avevo, faticavo ad accettare questa motivazione. Ero legata a una visione molto ortodossa del mio lavoro e ritenevo che anche prendere il giusto tempo per andare a fare la propria seduta facesse parte dell’investimento che si fa su di sé e del valore che si attribuisce al percorso che si intraprende.
Poi il mondo è cambiato e soprattutto sono cambiata io.
Tuttora penso che vivere la terapia solo come un ritaglio di tempo da incastrare alla bell’e meglio tra mille altri impegni possa togliere qualcosa a uno spazio che merita cura e pensiero, ma ho scoperto quanto lavorare online possa essere prezioso e quanto io senta affine questa modalità al mio modo di essere, così aver avuto in questi mesi la possibilità di avviare percorsi con persone che abitano in tutta Italia o che si trovano all’estero è stata un’esperienza che mi ha fatto nascere il desiderio di orientarmi sempre più in direzione di una ‘tana volante’.
Certo ci sono tanti aspetti da considerare:
Oltre a tutto questo ci sono i tratti di personalità, che per alcune persone possono rendere la mediazione dello schermo molto difficile da sostenere o al contrario particolarmente agevole. Nella mia esperienza da paziente online e da psicologa online posso dire che i momenti di commozione e di profonda vicinanza non si perdono, che l’altro si sente intensamente anche attraverso un pc e che forse adesso che la ricerca ci ha confermato che l’efficacia dei due metodi è equivalente, possiamo davvero scegliere in base a ciò che sentiamo nel profondo e al/alla professionista che ci fa risuonare dentro corde buone.