Quando una coppia si forma non sono mai due sole entità ad entrare in contatto: ci sono due Io, ma anche due inconsci che iniziano a dialogare. Dentro gli inconsci abitano i bambini che i due innamorati sono stati, con i loro bisogni, i loro desideri e le loro emozioni, di cui c’è poca o nessuna consapevolezza.
Questo complica le cose, perché mentre sul piano cosciente dell’incontro le cose possono andare abbastanza lisce, gli inconsci spesso portano un po’ di scompiglio.
Ora i bambini interiori possono avere diverse rappresentazioni di cosa significa stare in relazione con l’altro: le hanno costruite fin da piccolissimi e le riattivano ogni volta che si trovano in un rapporto che diventa importante.
La teoria dell’attaccamento ce ne racconta quattro tipi, così dentro di noi sappiamo che può abitare:
Comprendere com’è il nostro bambino interiore è il primo passo per accorgerci dei bisogni e delle emozioni che portiamo nelle coppie che costruiamo. Questo può aiutarci anche a capire perché a volte reagiamo in modo forte a ciò che l’altro fa, pur rendendoci conto che forse la nostra risposta è esagerata. Quando accade è il nostro bambino che si muove, si fa sentire, chiede di essere guardato. Prendercene cura significa in primo luogo imparare a conoscerlo.